Theophillian, breaking heart

Posted on 29 April 2013   WebMetropolis Site Achive
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Loro sono i THEOPHILLIAN, la giovane band che vale la pena conoscere per diversi motivi. Il primo, per la loro musica di grande bellezza dei brani e per quello che con essi comunicano. La musica per loro è il modo di Essere, con dei significati profondi. Niente meno importante è come fanno la musica. Ogni passo, nella e intorno la musica, che fanno esprime ciò che loro sono nella vita reale. In questo modo, i THEOPHILLIAN e la musica diventano una cosa sola. Questa intervista lo dimostra.

THEOPHILLIAN

THEOPHILLIAN, art for art’s sake

Il nome è insolito. Come nasce e cosa significa. Se ha o meno il nesso con la musica che state facendo?

MAURO

Marco: Theophillian nasce proprio l’anno scorso, nel periodo in cui io e mio fratello eravamo alla ricerca di un nome valido per il gruppo. La scelta parte da un’idea di mio fratello iniziata a frullargli nella testa durante una lezione di inglese centrata sull’estetismo. Chiaro, dovrebbe fantasticare un po’ meno a lezione, ma grazie a questo siamo riusciti a trovare quello che volevamo. In particolare, si era distaccato dal mondo all’udire dell’espressione “art for art’s sake” di Oscar Wilde. Il concetto, attribuito allo scrittore ottocentesco Théophile Gautier, prevedeva come scopo primario dell’arte, non tanto l’utilità quanto la bellezza intrinseca. Mauro voleva sottolineare il fatto che il pensiero di Gautier è lo stesso che ci spinge tutt’oggi a FARE musica. Ci ha convinti tutti. Da qui il nome Theophillian inteso come “discepoli” di tale filosofo.

Ci raccontate un po’ di voi, i nomi dei componenti della band, come siete nati musicalmente? E cosa fate nella vita di tutti i giorni?

Giovanni: Ora siamo in 5. I due fratelli Mauro (chiamato Giauro perchè evidentemente troppo “spesso”) e Marco (più semplicemente Merk per distinguerlo dagli altri infiniti Marco che conosciamo), sono i fondatori ufficiali del gruppo. Prima di conoscerci avevano già molti pezzi in cantiere. Io ho conosciuto Merk 2-3 anni fa in università. Mi aveva fatto ascoltare qualche loro canzone e mi ero preso subito bene, tant’è che poco tempo più tardi abbiamo fatto un primo live acustico a Sant’Angelo Lodigiano, città in cui vivono i Giovannacci. Dopo di che si è aggiunto Matteo (o Teo, colui che usa spesso il quarto d’ora accademico). L’ultimo arrivato è Antonio (Tony, dopo le 23 inizia a sbadigliare clamorosamente).

Marco: Direi che posso presentare io il primo arrivato tra i fratelli Giovannacci: Giovanni (è colui che non conosce la parola sbagliare). Per quanto riguarda il resto credo abbia detto tutto Giovanni, posso solo aggiungere che io, Mauro e lo stesso Giovanni siamo studenti universitari. Mio fratello lavora inoltre presso la piscina comunale come istruttore, io lavoro part-time presso un bar. Gli altri componenti del gruppo sono principalmente lavoratori. Matteo: Ci tengo a precisare, sono disoccupato.(faccia sconsolata)

DISCEPOLI di Theophile GAUTIER

THEOPHILLIAN

Giovanni, Antonio, Mauro, Matteo, Marco

GIOVANNI

Ci presentate? Chi è chi? Chi compone, che scrive i testi. Insomma, come siete organizzati?

Marco: Le idee principali nascono da me e Mauro. In particolar modo, io scrivo i testi e mio fratello le melodie, senza però dimenticare che alcune melodie sono state create radicalmente da Giovanni. Quest’ultimo è anche colui che, una volta lanciata l’idea, pensa all’arrangiamento di ogni strumento. Questa fase avviene principalmente in sala prove e con la collaborazione di tutti.
Strumentalmente parlando siamo organizzati in questo modo:

Mauro: voce e chitarra acustica
Marco: prima chitarra e cori
Giovanni: seconda chitarra e cori
Matteo: basso e cori
Antonio: batteria

Come nascono i vostri brani e quanti li avete già pronti?

Marco: Descrivendo la mia esperienza personale, non esiste un metodo per la creazione dei brani. I testi che scrivo nascono principalmente da sensazioni che provo in determinati periodi della mia vita. A volte mi capita di scrivere per conto di avvenimenti successi o di persone che mi circondano. La scelta di scrivere in inglese è decisamente non sforzata. Mi riesce quasi naturale, anche se dopo la prima bozza, vanno rivisti più volte da tutti per via dei miei errori grammaticali. Stesso discorso vale per le melodie. Alcune sono ricercate in base ai testi, altre sono improvvisate e costruite attorno ad un tema principale. Il numero complessivo di testi e melodie saranno circa una ventina, ma molti sono ancora spaiati. Il problema, se così si può definire, è che quando ci prefiggiamo di riesumare qualcosa, salta fuori sempre una novità e cosi si accumulano altri brani.

Mauro: Dal mio punto di vista, cantare in inglese non è una scelta banale e casuale. La chiave di tutto è trovare un linguaggio comune tra melodie e testi. Infatti, almeno per il tipo di musica che facciamo, l’inglese è la lingua che più si avvicina a questo tipo di obiettivo. Questo permette di avere parole più musicali che si compattino bene con gli strumenti fino a formare un tutt’uno.

THEOPHILLIAN, il primo LIVE

Di recente avete fatto il vostro primo Live, com’era? Le vostre impressioni, le sensazioni?

MARCO

Marco: Questa domanda è a dir poco personale. Una decina di anni fa non mi sarei mai sognato di esibirmi davanti ad un gruppo di persone, in quanto l’insorgere di paure, ansie e tremolii sarebbero state le mie peggiori alleate. Oggi mi sembra di aver superato questo limite grazie al tanto lavoro fatto con i Theophillian. Questo mi ha dato sicurezza e fiducia in me stesso, anche se c’è ancora molta strada da fare. La possibilità di far arrivare la nostra musica ad altre persone aiuta a far si che le varie ansie pre-spettacolo spariscano. Almeno per ora. Il giorno che mi chiederanno di salire sul palco del “Heineken jammin festival”, sarò il primo a nascondermi nei camerini.

Mauro: Non avevo paura, né ansia da prestazone per questa esibizione. E questo non perché mi sentissi Action-Man, ma semplicemente perché su quel palco non ero solo, ma al mio fianco avevo persone con un’elevata esperienza musicale. Esistono due possibilità. Sono completamente matti o credono veramente nel nostro progetto. Senza escludere che una buona dose di pazzia non guasta mai.

Antonio: Una bella serata, ben preparata e con un buon impatto da parte del pubblico. Siamo davvero soddisfatti. Personalmente la ritengo un’ottima prima data live da parte dei Theophillian

Breaking Heart & Thank’s for kick my ass

Avete fatto due brani nuovi. Raccontateci la scelta di fare il doppio singolo e i titoli di questi due brani e cosa raccontano?

Marco: La scelta del doppio singolo ci è sembrata la più vincente in quanto era l’unica soluzione che ci poteva permettere di portare avanti il discorso album, senza comunque dover trascurare le altre idee che ci vengono in mente. Inoltre in questo modo riusciamo a sfruttare la vendita digitale, che secondo noi in questi periodi risulta essere un punto di forza. Per evitare tempi morti, solitamente facciamo un video promo del singolo.
I titoli di questi due ultimi brani sono: Breaking heart e Thank’s for kick my ass.
Il testo di “Breaking heart” è stato scritto giocando sulla pronuncia molto simile che hanno le parole inglesi heart e earth. I concetti espressi possono essere attribuiti sia alla terra o una ragazza dal cuore spezzato.
Thank’s for kick my ass” invece, è un modo scherzoso per ringraziare una ex-ragazza per avermi piantato. Essenzialmente passa dalla succubanza di un rapporto amoroso alla libertà di essere single, o semplicemente di aver intrapreso un altro rapporto con un’altra ragazza con la quale non ci si sente più “costretti”.
Il contrasto tra le due canzoni ci rappresenta molto. Una seria e triste, l’altra allegra e scherzosa. Questo è quello che vogliamo trasmettere.

VIDEO di BREAKING HEART

Avete preparato anche un video, uscito ora con l’omonimo brano.

Matteo: Esatto. È un videoclip indipendente, completamente autoprodotto e autofinanziato, ognuno di noi ha dato il proprio contributo e il proprio tempo. È una SFIDA, avendo noi un bagaglio d’esperienza nel campo non così ampio e ispirandoci a film/videoclip di altissimo livello, è assolutamente una sfida.
Cosa vi piace nel fare la musica? Cosa vorreste per voi, visto che avete una buona preparazione professionale? Come si abbina con la musica, sapendo che oggi le regole sono diverse in confronto con quelle che c’erano poco tempo fa?

MATTEO

Matteo: Ricordo un proverbio che dice: la musica, per quanto bella, non guarisce il mal di denti. No ecco, la musica non guarisce, ma sicuramente trovo sia un ottimo modo per non pensare.

Mauro: Credo che ciò che piace nel far musica, sia il risultato stesso.

Antonio: La semplicità e la possibilità di non barare con il pubblico.

THEOPHILLIAN nel FUTURO

Chiedo sempre a tutti, voi che siete molto giovani, avete un idea dove sarete tra cinque anni?

Matteo: Credo di non poter immaginare la mia vita da qui a un mese. Cinque anni possono essere molti o molto pochi, dipende. Dovendo pensarci: spero di avere una casa mia, spero di aver appreso come stirare una camicia, spero di avere un Rickenbacker 4001, spero di avere vicini di casa sordi o quasi, spero di avere un lavoro appagante e magari, avere tutto questo fuori dall’Italia.

Mauro: Spero non in italia.

Marco: Londra, meglio New York.

Antonio: Molto probabilmente in un monolocale senza riscaldamento ma spero di puntare almeno ad un bilocale.

Cosa sognano i Theophillian

Un sogno che vorreste vivere?

Marco: Io sinceramente spero un giorno di trovarmi a questo indirizzo: “550 Madison Ave  New York, NY 10022, Stati Uniti”, sede della Sony music, ma mi accontento anche di esibirmi in un qualunque pub londinese.

Matteo: In genere non ricordo i sogni. Sarebbe interessante provare l’assenza di gravità.

Mauro: Poter trasformare il progetto Theophillian, nella realtà di tutti i giorni.

Antonio:Ho sempre sognato di lottare contro 5/6 uomini per conquistare la ragazza più bella della scuola. Visto che questo non si avvererà mai, allora credo che suonare davanti a migliaia di persone che hanno pagato un biglietto per me possa andare bene.

THEOPHILLIAN

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