Christos per un Mondo Nuovo

Posted on 01 January 2013   Artists, News
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Christos – quando la musica incontra l’amore

Italia è bella per molti motivi. Esistono quelli meno visibili in questo momento, che meritano la nostra attenzione perché domani faranno il suo “buon nome”. Oggi sono “solo” la lava che dall’interno crea i nuovi contenuti, “le nuove terre” dell’arte, dando la loro forma personale a quel futuro che vivranno le generazioni degli artisti che oggi stanno imparando a camminare.
Quello che sta dando un contributo maggiore alla nascita di quel Mondo Nuovo è CHRISTOS, l’artista che rappresenta al meglio un Italia diversa, un modo di essere empatico, capace di vedere il prossimo e di dare, sconvolgendo così le vecchie regole “del prendere”, i giochi, le aspettative e calcoli.
LUI CANTA l’AMORE!

CHRISTOS

Mario, tu sei di Roma. Com’è la vita musicale là? Quale è stato il tuo ultimo incontro con un artista a Roma e quali sono state le tue impressioni?
Intanto… BUON ANNO 2013, che sia prezioso, buona giornata ed un saluto a tutti. La vita di Roma è un qualcosa di molto ibrido: da una parte ci sono le occasioni come l'”Estate Romana” che ti permette una visibilità con degli spettacoli, presentando un progetto, ed avendo uno spazio per la città adeguato, e dei service a disposizione. Un’occasione che molto spesso in questi 10 anni di carriera ho raccolto con entusiasmo. Sapete, la dimensione del Live è quella che realizza un artista. Lì impari, ti fai le ossa, perfezioni un linguaggio comunicativo che magari solo percepisci. Impari a scoprire il pubblico e a metterti completamente in gioco. Sono queste situazioni importantissime, perchè costruire spettacoli è qualcosa di molto dispendioso e difficoltoso nel realizzare, nell’avere (per esempio) un sito.
Dall’altra parte, Roma ha una tradizione più cinematografica. Abbiamo Cinecittà. La musica bazzica più da altri siti. Milano per esempio ha un nome più certo!
Sono stato anche a Milano a girarmi le etichette discografiche, fiducioso con i miei cd fatti artigianalmente, con le copertine, i libricini etc….
Ma se da una parte io non corrispondevo a certe aspettative, posso però anche smussare una lancia rispetto coloro che hanno ascoltato i miei lavori e che non ho convinto.
Guardando bene…. io ero un artista ancora non definito. Ero ancora Marzio Di Mario. Molto altro lavoro avrei dovuto fare ancora. Ma va bene così.
Le esperienze fanno parte degli oggetti che mettiamo nei nostri bagagli. Sono sempre e comunque positive, perchè anche quando si incontrano i muri, questi ti spingono a far forza sulle tue motivazioni e ti stimolano a cercare nuove strade. Così è la vita….

Come sei arrivato alla musica? Cosa rappresenta per te?
Mio padre ci vide bene… Decise di insegnarmi (anche se con mezzi e metodi non proprio ortodossi) a suonare il pianoforte. Da piccolissimo mangiavo solo se i miei parenti tutti intorno iniziavano a battere i coperchi delle pentole e a far… “musica”.
Ero affascinato dai 33 giri, da quello che usciva fuori, dalle copertine enormi e colorate che io mi studiavo in continuazione per tutta la durata del disco. A casa, oltre alle canzoni dei cartoni animati e delle favole, giravano quelli di Fausto Ciglliano, di Gigi Proietti. Sicuramente della Carrà.
Mi ricordo un 45 giri tratto da una pubblicità dell’epoca (anni ’70), con Romance di Beethoven. Quanto amavo quel disco!
Poi da adolescente, decisi di smettere di suonare musica… continuando però ad ascoltarla moltisismo.
Quando poi a 24 anni, io ebbi un lavoro in regola, una casa che mi permettesse un’indipendenza ed una relazione, accadde qualche cosa di strano; se da questo lato mi ritenni una persona realizzata. dall’altra sentivo che mi mancava qualcosa. Qualcosa di molto personale.
Pensai all’arte, a riprenderla… visto che avevo anche frequentato il liceo artistico. Iniziai a tirar giù un libro, un romanzo che mano a mano divenne erotico (e che devo fare? E’ una delle mie anime più segnate questa!!). Da lì con amici facemmo un film dal titolo “Anima E Corpo”, parzialmente ispirato da questo libro… poi mai pubblicato.
Partecipai sia come attore che come sceneggiatore. Mi divertìì tantissimo, ma capìì che essere attore non era proprio la mia massima qualità. A quel punto, un pò per esclusione… un pò perchè nella vita lle cose migliori sono quelle più spontanee, pensai alla musica. Ma a quel punto, decisi di non intraprenderla come “hobby”, ma a prenderla sul serio.


Provai un pò di imbarazzo nel dire ai miai cari che avevo deciso di iscrivermi ad una scuola di canto (Centro Romano Giovani Artisti), perchè la serietà di rincorrere i miei desideri, veniva (o la sentivo) tradotta come un eccessivo slancio di infantilismo e di tenera illusione.
Superai l’imbarazzo ed iniziai con la supervisione del soprano Silvana Cerra e del marito M° Riccardo Sabatini a studiare romanze liriche, imparandone lo spessore, ed innamorandomi delle atmosfere. Si. Il teatro, la teatralità sentivo far parte di me. Ma non avevo ancora i mezzi e la consapevolezza di tradurli in “linguaggio”. Eh… la musica!
Benedetto il giorno che decisi di riconsiderarla! E non è stato semplice. La musica è meraviugliosa… ma molto costosa. Qualcuno anche in maniera molto definita, mi disse di smetetre!
Insomma, nonostante la corrente distaccata dall’Enel più volte, decisi di andare avanti.
La musica, capìì non era un “riempitivo”… ma stava facendo vibrare le corde più profonde dell’anima, che difficilmente avevo appena sfiorato.
Con la musica, poi col tempo tentai di riavvicinarmi a quel padre oramai distaccato da decenni.
La musica ha stimolato la sensibilità non solo nella creazione dei miei pezzi, ma anche umanamente. Come uomo.
Ma in fondo, è solo con l’arte che noi impariamo ad essere esseri uomani… e non solamente e biologicamente “uomini”.

Cosa hai sognato per te da bambino e cosa sogni oggi? E’ stato difficile percorrere la strada tra i due sogni?

CHRISTOS

Da bambino sognavo tante cose. Ero un sognatore di tutto! Sognavo di diventare un uomo importante. Non sapevo come; magari costruendo una mio personalissimo Mazinga…. Amavo metetrmi in mostra, fare il buffone… Mi piaceva piacere, e credere che per questo sarei stato amato. Ed in parte così è successo.
Avevo molta fantasia… e spesso questa veniva dalla mia maestra confuso. Ma va bene così. Vi ricordate quello che dissi prima delle esperienze e dei bagagli?

Fare musica è stato complicatissimo perchè dovevo scontrarmi con una maturità che lentamente andava delineandosi. Ed il tempo trascorso a “costruirsi”, insieme alle difficoltà economiche, bèh…. sono sicuramente un bel deterrente per smettere e rientrare nel posto che modestamente ed ordinatamente il mondo mi spingeva a riprendere e a considerare importante.

Su quali valori nasce la tua musica? Chi ami in particolare? Perché?
La musica non è un piacere, ma un linguaggio. Una necessità. UN altro modo per muovermi e respirare. Non la posso neanche considerare “essere la mia vita”, perchè la vita è qualcosa di enorme. La vita è arte in quanto linguaggio e comunicazione. La vita è cambiamento, sono percorsi da prendere e rischi da calcolare. La musica è stato ed è il mio mezzo per leggerla e reaccontarla.
E’ una sensibilità riconsegnata alla mia umanità.
E’ la trasfiguraizone dell’artista che come sciamano condivide briciole e succhia percezioni.
Un pò come possedere e poter condividere il pane ed il vino…. e non tenerselo per sè.

Hai fatto un nuovo CD? Cosa racconta?
AMEN” è un disco che vuole fotografare questo cambiamento, questa perenne trasformazione dell’uomo e dell’artista.
E’ un grande “gazie” a tutti coloro che mi sono stati e mi sono vicini. Che hanno creduto in me, appoggiando e sostenendo questo mio “esprimere” con la voce, con lo sguardo, con il corpo… con lo stesso respiro. Ci sono 8 brani “di repertorio” che ho riarrangiato, destrutturato e ricostruito. Presi come punti importanti di questi 10 anni di attività, quasi tutta sfruttata in spettacoli.
Abbiamo poi “Amen”, il pezzo recitativo e sperimentale che fa da ponte tra questo mio passato (e presente), e quello che sento sarà il mio percorso futuro, con nuove sonorità, nuovi obiettivi….ed un nuovo linguaggio. L’inglese.
Da quando un anno fa decisi di intraprendere questo nuovo viaggio, il mio cervello, la mia parte creativa ha immediatamente eseguito uno “shift”, impostandomi su nuove sonorità. Così… in maniera naturale….

“Mio Nuovo Io” è il tuo brano promo, ma rappresenta anche il simbolo di un cambiamento interiore ed esteriore. Ce lo puoi raccontare?
Volentieri! “Mio Nuovo Io“, è l’unico pezzo non composto da me, nel quale però ho voluto inserirmi “nelle intenzioni”. Parlandone con Gianni Rodo (uno degli autori e mio arrangiatore), definimmo meglio ciò che ritenevo “più generico” in qualche cosa di limpido e schietto. La mia libertà me lo permette.
E’ il racconto sudato e difficile di un uomo che racconta alla propria donna il raggiungimento di una consapevolezza prima solo accennata o non presa in consideraiozne. E’ la sua umanità che parla per lui. Il suo sguardo, la sua voce rotta… ed il coraggio imposto dalla vita che ha deciso di vivere pienamente, di dirle di essere omosessuale. Qui ci sono lacrime, sangue. dolore… ma anche luce e vita.
Pensare che poi proprio in quel periodo, io davvero imparai a conoscere diversi uomini sposati, ad ascoltarne il loro racconto.
A volerne fare parte, aderendo ad un’associaizone: Rete Genitori Rainbow, composta da uomini e donne, dai sorrisi giganti, da tante paure, dal desiderio di condividersi con i propri figli.

Cosa ami di te? Come artista hai trovato i sostenitori della tua musica tra altri artisti?

CHRISTOS

Di me amo la determinazione ed il desiderio di inserirmi in nuove situazioni, di continuare ad imparare.
Mi piace avere il lusso di creare e di costruire spettacoli. Di inventarli nelle luci, nelle ambientazioni. Amo moltissimo il pubblico che mi ha conosciuto, e che a fine spettacolo viene a stringermi le mani… sebbene non sempre lo conosca personalmente.
Il pubblico è stato il mio termometro, il livello sincero e reale del mio percorso. La consapevolezza di trovarmi sul binario giusto. Il “non mollare”!
Ci sono artisti che mi hanno sostenuto, partendo dai miei insegnanti… oramai spettatori dal Cielo. Amo moltissimo circondarmi da Atristi, in quanto essere persone estremamente stimolanti e vivi. Ricordo quando con estrema semplicità mi incontrai con Mark Harris, parlando soprattutto di cucina e di altri Artisti.
Le mie telefonate con Andrea Zuppini, altro grandissimo Artista che amo visceralmente. Alle cene con Dario Gay, sensibilissimo artista milanese. Penso a Tosca, una dei miei enormi miti, e persona disponibilissima all’incontro.
Penso a coloro che non ci sono più, e che avrei moltissimo amato poter conoscere personalmente come Mia Martini, Gabriella Ferri, Mercedes Sosa, Chavela Vargas…. E la lista è lunghissima.
Penso agli artisti che incontrerò e che sto incontrando. Agli operatori ed Artisti delle luci, dell’audio. Delle “messe in scena”. Gli artisti sono tanti… e non sono solamente coloro che stanno sopra di un palco. Potrei a questo punto intonare un… “grazie alla vita… che mi ha dato tanto…”.

Come vedi gli artisti oggi e il loro impegno nella musica? La vita è cambiata drasticamente, questo si percepisce anche nel tuo ambiente?

Artisti si nasce e non lo si diventa. Con il tempo puoi imparare a trovare gli strumenti e la lucidità per riconoscerla ed esprimerla (esprimerti).
Penso che esista però un grosso equivoco; ci troviamo oramai da 20 anni in un momento storico dove da una parte esiste ancora l’idea e la certezza che capiti un famoso produttore lì per caso e che ti promuova (ma adesso questa figura si è esaurita esclusivamente in coloro che hanno un’idea precisa di cosa a loro piace, dimenticandosi di un mercato di possibilità non sfruttate, in quanto non considerate interessanti e non vicine al proprio gusto. Il “produttore” deve avere quel naso che lo possa portare ad investire energie e soldi in settori magari meno esposti e sfruttati. E’ un imprenditore, e come tale non si deve focalizzare ad il solo proprio gusto!)
Da un’altra parte, esiste una cieca convinzione di essere già pronti e fatti per essere visibili. Un artista vero è modellabile ed elastico. Cambia il proprio percorso nonostante attriti umani.
Quindi, se un artista “non realizza il proprio essere (felicemente) irrisolto”, costruirà per sè quel pantano che lo obbligherà (forse senza neanche accorgersene) ad essere un perenne esordiente, o il semplice invitato speciale per matrimoni. Legittimissima scelta questa… se lucida e consapevole.
Io vogio di più.

Come si dice “un nome un programma”, il tuo lo è più i ogni altro! Come ci puoi descrivere te stesso dal punto di vista del tuo progetto artistico?
CHRISTOS non è semplicemente “un nome”. E’ l’inizio di un nuovo percorso, naturalmente esaurito come Marzio Di Mario.
Marzio, ha semplicemente fatto il proprio onesto e sano percorso. E’ nato come cantante, si è trasformato con il pubblico, si è evoluto grazie ad uno spettacolo musicale fatto in teatro nel 2007 in onore di Gabriella Ferri, e mi ha consegnato a Christos. La sua dote. il punto di svolta. Quel desiderato “non ritorno”.
Circa un paio di anni fa (2010), avevo percepito un “ending”, una necessità di ridefinirmi come essere umano e come artista, scaturita dall’enorme energia regalatami dal teatro. Il teatro non è solo “un luogo”.
Con Valery (mia manager e fondatrice di Teslalux e di Webmetropolis), espressi questa mia necessità, questa voglia di cambiamento che partiva dal nome. Tirammo giù diverse idee. Le mie erano semplici ma sincere azioni di facciata (cambiavo uno dei nomi in Puccini o Rossini), mentre i suoi erano altri che volevano definirmi.
E la definizione in un nome era lo strumento che mi mancava. Ero un artista molto preso da tantissimi generi musicali, ma che faceva difficoltà a rendersi comprensibile.
La definizione avvenne con Christos, uno dei tanti nomi della sua lista.
Immediatamente capìì che “sarebbe stato lui” a raccontarmi. Quel contenitore immensamente grande da riempire, quella definizione che umanamente mi avrebbe realizzato anche come artista.
Il nome, non è solo “un vezzo”.
Qualcuno non capendolo, mi apostrofò come blasfemo.

CHRISTOS

Con tutto il sorriso che avevo dentro, risposi pacatamente che in fondo il nome “Madonna” era stato già preso 30 anni fa. “Dio”… effettivamente sarebbe sembrato un pò troppo. “Spirito Santo” troppo lungo.
Volendo furbamente evitare l’epiteto di “Agnello di Dio”, e trovarmi così infilato nel banco frigo di un supermercato, alla fine Cristo (Christos) era l’ultimo disponibile. Apriti cielo! ah ah ah
Il mio progetto artistico adesso si esprime con “Amen“, la sua realizzazione in uno spettacolo. La sua evoluzione. E poi con il pezzo “Spider’s Pace“, l’ultima traccia del rpogetto, la visione di quello che sarà il mio percorso. Quello verso un mercato differente, più ambizioso e grande rispetto a quello italiano.
Probabilmente anche lasciando il mio paese, meraviglioso per molti aspetti, ma purtoppo avaro e cieco per quanto riguarda il proprio popolo. UN paese che taglia sulla cultura, che crea enormi difficoltà agli artisti e all’arte nel suo complesso e nelle sue infrastrutture… che potrebbe offrire a me? Onestamente nulla. E allora, carichiamoci per bene le nostre valigie; una lacrima, un sospiro… e si va!
L’Italia avrà non solamente il record dei “cervelli in fuga”, grandi menti pensanti, ambiziose, nei settori della scienza e della medicina, ma oramai anche dei “cuori emigranti”.
Artisti che, come me, non accettano la ristrettezza di possibilità e questa cecità ossessiva nei confronti di un settore, l’arte e la comunicazione percepiti come “spesa” e non come “risorsa”. Effettivamente per un paese come L’Italia, questo è gravissimo!! Va bèh.
Qui in Italia vi rimarrà comunque la “milza” ed “il fegato” comunque… no? ah ah ah

Come ti vedi tra 5 anni?
Mi vedo realizzato nella popolarità (il che vuol dire capace di produrmi ed organizzarmi nuovi progetti), con spettacoli in giro per il mondo, e le antiche e nuove mani in camerino strette alle mie. L’ essere condiviso ed amato. Magari un pò come “esiliato” e non come emigrante.
Con la possibilità di agire anche politicamente con la musica, cambiando i punti di vista della gente.
La mia ambizione è quella di divenire come lo sono alcuni grandi artisti indimenticati, perchè capaci di aver costruito un piccolo pertugio, un altare nel cuore dell’amante, non più considerato come “fan” e semplice “fruitore di musica”.

Cosa ricorderai del 2012? Cosa vorresti ricordare del 2013?
Il contratto con Valerija Brkljac, e la mia definizione come Artista, inteso come “risorsa” sulla quale puntare definitivamente. Tutta la parte progettuale, l’attesa….. e tutto quello che sto annusando come buon auspicio per il 2013.

A te l’onore di farci gli auguri per l’anno nuovo….
Un abbraccio fortissimo a tutti, agli amanti di sempre e quelli che conquisterò con la mia musica. All’empatia che costruiremo insieme. A tutti i sognatori. Ai naviganti. A coloro che con il naso in su cercano la propria direzione; un segno nel cielo.
Un augurio ai cuori impavidi, perchè solo con il coraggio e la voglia di cambiare riusciranno a concretizzare la porpria identità e sogno artistico.
Ultimamente, ripenso a quella parabola del Vangelo, dove un ricco padrone lascia ai propri tre servi del denaro, in quantità diverse, ma con lo scopo di renderlo più grande investendolo. I primi due, riescono a sfruttarlo e ad averne un guadagno in maniera differente. L’ultimo, per paura di perdere il suo unico denaro (talento), decide di seppellirlo. Anche non essendo cristiani, è chiaro che il senso della propria vita, del proprio talento, è di investirlo… al di là della “quota raggiunta”.
Nasconderlo, seppellirlo, vorrebbe dire non considerarlo, venir annichiliti dalle paure, e lasciare che le stesse e le difficoltà possano avere l’ultima parola su di noi. Un artista sa perfettamente, che questo vorrebbe dire spegnerlo anche umanamente.
Auguro a tutti allora lucidità, e quel distacco necessario per riconoscersi e di realizzare le proprie difficoltà in una diversa prospettiva. Ridimensionata e quindi più facilmente riconoscibile.
Vostro, Christos.

CHRISTOS

Foto: Elisa Collimedaglia

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